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bambini e omeopatia: la tonsillite
Inserito il 05 febbraio 2011 alle 09:42:00 da ssarli. IT - ARTICOLI

 BAMBINI E OMEOPATIA.

LA TONSILLITE

 

Che cosa sono le tonsille? In genere con questo termine ci si riferisce alle tonsille del palato, invece con il termine adenoidi ci si riferisce alle tonsille faringee. Entrambe queste strutture fanno parte del tessuto linfoide che circonda il faringe e che, nel suo insieme, viene denominato con il termine di anello di Waldeyer.

L’anello di Waldeyer è composto da:

1 – tonsille palatine

2 – tonsilla lingueale

3 – tonsille faringee (adenoidi)

4 – tessuto linfoide della parete posteriore del faringe.

 

L’anello di Waldeyer svolge la funzione di protezione e di difesa all’imbocco della gola. Nei bambini, l’attivazione di questo sistema difensivo è piuttosto frequente. Quindi spesso vanno soggetti alle faringiti, magari anche con  un interessamento tonsillare.

La tonsillite cronica però, può presentarsi solo in persone non adeguatamente curate, e con particolari caratteristiche costituzionali o di terreno.

Le principali manifestazioni patologiche delle tonsille sono le INFEZIONI, e le IPERTROFIE (spesso secondarie alle infezioni). Molte tonsilliti ritenute ipertrofiche, in realtà sono normali. Infatti va tenuto conto che nei bambini normalmente le tonsille sono di dimensioni più grandi (poi con l’età si ridimensionano).

Un altro elemento che spesso può trarre in inganno anche il medico, è che quando si utilizza l’abbassalingua, le tonsille vengono spostate verso la linea mediana e a questo punto possono anche toccarsi. D’altra parte molte tonsille croniche non presentano ipertrofia, e per valutarle è molto più importante rilevare l’iperemia dei pilastri anteriori e la presenza dell’ipertrofia delle linfoghiandole cervicali. E ancora più importante è rilevare l’ingrossamento della linfoghiandola sotto mandibolare.

Per quanto riguarda il problema dell’asportazione chirurgica delle tonsille, l’orientamento attuale è meno interventista del passato. L’intervento infatti viene ormai consigliato  dagli specialisti,  solo nel caso di tonsilliti ricorrenti, ossia quando gli episodi sono più di  quattro o cinque nell’arco dell’anno, e nel caso che l’ipertrofia sia talmente imponente da ostacolare la deglutizione e la respirazione.

 

 

 

 

 

DIAGNOSI OMEOPATICA

La scelta del rimedio deve tenere conto delle caratteristiche soggettive ed obiettive della patologia, ma prima di tutto delle modalità presenti. I più importanti quesiti a cui bisogna rispondere sono i seguenti:

Quale tonsilla è colpita prima?

·      L’infiammazione comincia da un lato, e poi si estende all’altro fino a coinvolgere ambedue le tonsille?

·      Vi è difficoltà alla deglutizione per cibi solidi, liquidi o entrambi?

·      Vi è differenza nella ingestione di bevande calde o fredde?

·      Vi è variazione del processo infiammatorio in rapporto all’orario?

·      Le tonsilliti sono recidivanti?

·      E’ presente sete oppure no?

·      Il dolore si irradia alle orecchie?

·      Vi è presenza di adenopatie?

·      Vi è presenza di alitosi?

Una volta data risposta a questi quesiti non bisogna dimenticare di osservare i sintomi generali e i sintomi mentali e la presenza di eventuali key notes (sintomi chiave).

Analizziamo i più frequenti rimedi con le relative modalità:

 

ACONITUM

E’ un rimedio ad azione rapida, utile nelle prime fasi dell’infiammazione, il paziente è colpito da mal di gola dopo esposizione al vento freddo (tramontana).

-       sensazione di pienezza, di puntura alla gola

-       sensazione di secchezza

-       si accompagna a cefalea, vertigini

-       il paziente lamenta di non poter deglutire

-       sete di acqua fredda

-       presenta febbre alta

-       pelle secca e senza sudore

-       agitazione ansiosa

all’ispezione, la mucosa appare come bruciata.

Aconitum è utile all’inizio della patologia faringotonsillare, e spesso basta da solo a far abortire l’episodio morboso.

 

APIS MELLIFICA

-       il paziente vuole stare al fresco

-       non sopporta niente al collo

-       non vuole bevande e in genere non ha sete

-       all’ispezione presenta rossore e tumefazione della parte interna della gola

-       la gola e l’ugola possono sembrare come ricoperte da bolle e la lingua appare rigonfia

-       è presente dolore urente e puntorio

-       il dolore inizia a destra e successivamente si estende a sinistra

-       assenza di traspirazione

 

BELLADONNA

L’indicazione di Belladonna segue spesso quando è terminata l’indicazione di Aconitum. Aconitum è contrassegnato da febbre, pelle secca e senza sudore, dopo una lieve abbassamento della febbre si presenta sudorazione e compare l’indicazione di Belladonna.

-       il paziente presenta volto arrossato e bruciante ed emana calore

-       cefalea pulsante

-       non sopporta la luce

-       l’infiammazione inizia a destra e si estende a sinistra

-       il paziente non può deglutire cibi solidi, sente però il desiderio di deglutire

-       difficoltà a deglutire, senso di costrizione in gola

-       gola e lingua aride

-       lamenta mal di gola che può irradiarsi all’orecchio (a DX)

-       le tonsille e la parte interna della gola appaiono di colore rosso brillante

-       lingua di colore rosso brillante  e con aspetto di fragola

-       le linfoghiandole latero-cervicali sono tumefatte

 

MERCURIUS SOLUBILIS

E’ il rimedio forse più usato in assoluto nelle tonsilliti

-       è presente dolore bruciante alla gola che si presenta tumefatta

-       scialorrea intensa

-       le tonsille si presentano di colore rosso rame e vi è un accumulo di muco spesso e tenace nel retrobocca

-       la lingua è coperta da una patina spessa e giallastra

-       alitosi

-       la deglutizione a vuoto causa dolore che si irradia alle orecchie

-       il dolore si estende al collo e alle linfoghiandole sottomandibolari

-       le bevande non possono essere deglutite, anche se desiderate

-       aggravamento notturno (caratteristica sifilitica)

-       sudorazione profusa che non dà sollievo

 

MERCURIUS CYANATUS

Questo rimedio è utile nelle angine difteriformi con membrane grigiastre o bianco grigiastre aderenti.

-       stato generale molto compromesso

-       svenimenti specie se il paziente cerca di sedersi nel letto

-       depressione del miocardio e stato tossinfettivo generale (può trattarsi di una vera angina difterica)

-       astenia generale e faccia pallida

-       dolori al faringe forti

-       linfoghiandole latero cervicali interessate

-       sete

-       è possibile ulcerazione con necrosi dei pilastri e della mucosa tonsillare

-       alitosi fetida

-       vomiti liquidi

-       tendenza alle emorragie (epistassi)

 

LACHESIS

Anche Lachesis può essere indicato nella difterite.

-       il dolore è molto forte e peggiora alla minima pressione, toccare la gola è molto fastidioso

-       l’infiammazione tende ad iniziare dal lato sinistro e si estende a destra

-       il dolore è aggravato dalle bevande calde

-       sensazione come se qualcosa di gonfio dovesse essere ingoiato

-       peggiora ingoiando saliva e liquidi

-       le tonsille si presentano di colore violaceo con un faringe di colore porpora

-       la mucosa appare secca e intensamente gonfia

-       il paziente non sopporta i colletti stretti

 

PHYTOLACCA

-       le mucose appaiono di un colore non rosso vivo come in bell, ma rosso-bluastro come in lach

-       sensazione di secchezza in gola

-       dolore bruciante con desiderio continuo di deglutire con dolore e fitte dolorose alla gola e alle orecchie

-       peggioramento con le bevande calde

-       esposizione al tempo freddo umido

-       dolore agli arti

 

 

HEPAR SULPHUR

E’ il rimedio della suppurazione e quindi anche dell’ascesso tonsillare.

-       il dolore si accompagna a disfagia  e difficoltà a parlare e a inghiottire la saliva

-       scialorrea

-       ipersensibilità al dolore, sensazione di scheggia che si riacutizza con la tosse, parlando o solo girando la testa

-       il dolore rapidamente si estende all’orecchio

-       il dolore peggiora con le bevande calde

-       il dolore migliora con l’ingestione dei solidi

-       il paziente migliora con il tempo umido

-       l’infiammazione può essere scatenata dal vento secco e aggravato da ogni corrente d’aria.

 

KALI BICHROMICUM

E’ utile nelle tonsilliti pseudomembranose.

-       è presente dolore intenso che si estende all’orecchio sinistro

-       il dolore migliora deglutendo

-       il dolore peggiora tirando fuori la lingua

-       il muco si presenta di colore giallo e spesso, è vischioso e difficile da staccare

-       l’ugola appare rilasciata, rigonfia a “battacchio”

-       sensazione della presenza di un capello sulla lingua che non scompare mangiando o bevendo

 

LYCOPODIUM

Tumefazione ed ulcerazione della tonsilla con dolore urente che si estende alle orecchie.

-       l’infiammazione inizia a destra

-       il dolore migliora con bevande calde

-       le tonsille presentano suppurazione e anche ulcerazioni

-       aridità della gola senza sete

-       tutti i sintomi aggravano dalle 16 alle 20

-       la bocca è vischiosa ed amara

-       le linfoghiandole del collo possono essere tumefatte e dolenti

 

PYROGENIUM

Questo rimedio ricopre un ruolo importante nelle patologie tossinfettive e soprattutto nei casi che presentano dissociazione tra temperatura corporea e polso, cioè polso rapido e temperatura bassa.

-       La lingua è paradossalmente pulita all’inizio, ma poi diventa secca, rossa ed     infuocata, e poi sempre più secca che a causa della sua rigidità il paziente fa fatica anche a parlare.

-       La gola è piena di pus fetido. Alito nauseante.

-       La febbre inizia con brividi che salgono dalla schiena e la temperatura sale rapidamente.

-       Grande calore con abbondante sudorazione calda, ma la traspirazione non provoca un calo della temperatura.

-       Intensa inquietitudine

 

SILICEA

In genere è più indicata nei casi cronici che negli acuti. Il bambino si presenta spesso magro, stitico e molto freddoloso. E’ un bambino ostinato. Basta che si espone appena al freddo che presenta angine ricorrenti. Le tonsille presentano una suppurazione cronica. I casi acuti sono spesso riacutizzazioni di una forma cronica.

-       Notevole coinvolgimento delle linfoghiandole, che si osservano dure alla palpazione.

-       Sensazione di spillo conficcato in gola.

-       Dolore pungente e bruciante quando ingoia.

 

BAPTISIA TINCTORIA

La caratteristica del rimedio è l’assenza del dolore.

-       Le tonsille e il palato sono di colore porpora.

-       La gola è molto gonfia.

-       La lingua è rosso scura e al centro vi è una patina colore marrone.

-       Alitosi.

-       Non può ingoiare i solidi per la sensazione di costrizione in gola.

-       Il viso ha un colorito rosso scuro.

-       Il paziente può essere in stato confusionale e anche delirante (può essere    indicato nello stato stuporoso-confusionale della febbre tifoidea).

-       Il malato desidera stare da solo e non desidera rispondere alle domande.

-       Sensazione di rottura dei muscoli

-       prostrazione

 

TERAPIA OMEOPATICA COSTITUZIONALE

Alcuni bambini  presentano una debolezza costituzionale e necessitano di una correzione del terreno. Alcuni rimedi sono molto efficaci nella cura di quei bambini che evolvono facilmente verso la cronicità con il rischio dell’esportazione chirurgica delle tonsille. L’omeopatia può essere un importante presidio terapeutico per curare queste forme patologiche e conservare questo tessuto linfoide che riveste notevole importanza per la formazione di anticorpi.

 

BARYTA CARBONICA

CALCAREA CARBONICA

PULSATILLA

THUJA

MEDORRHINUM 

 

 

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meditazione e stress
Inserito il 03 febbraio 2011 alle 18:08:00 da ssarli. IT - ARTICOLI

 MEDITAZIONE E STRESS

 

Negli ultimi 50 anni il nostro stile di vita è completamente cambiato. La maggior parte di noi vive e lavora nelle città, mangiamo cibo industriale, non frequentiamo più le piazze ma i centri commerciali e siamo immersi costantemente nel mondo virtuale della televisione e del web, siamo diventati sedentari e costretti a frequentare le palestre per poterci muovere. Ci allontaniamo dalla natura e dai ritmi biologici legati ad essa. Le giornate diventano sempre più lunghe, tutto viene svolto di fretta e le pause diminuiscono, fino al punto che non siamo più capaci di rimanere da soli con noi stessi neanche per pochi minuti. La televisione, la radio, il cellulare, il computer, l’I phone bombardano costantemente la nostra mente. Inoltre mangiamo male e, spesso, troppo tardi la sera, oltretutto dormendo sempre di meno. Le giornate sono talmente piene di stimoli esterni, che finiscono per diventare fattori di disturbo, e progressivamente perdiamo la consapevolezza dei nostri ritmi naturali e dei nostri bisogni reali fisici, emotivi e mentali. La conseguenza  è  l’accumulo di stress che ha raggiunto livelli così elevati da produrre malessere psicologico, abuso di droghe, obesità, malattie fisiche con aumento di ipertensione, diabete, malattie degenerative, tumori. Nei paesi occidentali mediamente viviamo più a lungo ma il rischio è un invecchiamento accompagnato da malattie degenerative, da depressione e da eccesso di farmaci. Ma il problema  maggiore è costituito dall’impoverimento culturale e  dalla perdita di relazioni significative, con conseguente diminuzione della capacità di comunicazione.  Il risultato è quello di vivere sempre più isolati.

Solo la consapevolezza del nostro stile di vita e dello stress che accumuliamo può  permetterci di cercare gli strumenti adeguati per migliorare la nostra esistenza, e progettare il nostro buon invecchiamento.

Negli Stati Uniti d’America da alcuni anni medici e scienziati si sono posti il problema di quali metodi utilizzare per combattere o contenere lo stress. In questa ricerca l’apporto della cultura orientale, sia indiana che cinese, è stato di grande aiuto. Si è scoperto infatti, che la meditazione, praticata da sempre nei paesi orientali, può essere efficace anche in Occidente e che la sua utilità può essere documentata con metodi scientifici.

Uno dei primi ricercatori che nella metà degli anni '70 si è occupato di questo fenomeno, è stato Daniel Goleman, psicologo e docente dell’Università di Harvard, autore tra l'altro dei best seller “La forza della meditazione” e “Intelligenza emotiva”.

Le sue ricerche hanno dimostrato che, dopo uno stress psichico, la meditazione favorisce il recupero dell’equilibrio mentale ed emotivo. Goleman e il suo collega  Gary Schwartz hanno osservato in situazioni fortemente stressanti, alcuni soggetti che praticavano costantemente la meditazione, e altri che non la praticavano. Ed hanno riscontrato che nei meditanti, tutti i parametri fisiologici della risposta istintiva al pericolo si attivavano più velocemente. Proseguendo le sue ricerche, Goleman ha anche osservato che tra chi medita si riscontra una minore incidenza di ansietà, di problemi psicologici, di disordini psicosomatici, di raffreddori, mal di testa, insonnia. Ma la meditazione non migliora soltanto la capacità di rilassamento, migliora anche la capacità di attenzione vigile. Goleman sottolinea che l'affinamento dell'attenzione dura al di là della sessione di meditazione stessa e che la meditazione aumenta la capacità di raccogliere sottili segnali percettivi nell'ambiente. Il meditante riesce a focalizzare l’attenzione su ciò che accade intorno a sé, evitando  che la mente vaghi altrove. Questo significa che nel rapporto con un'altra persona, il meditante è più empatico, perché è in grado di prestare un'attenzione più intensa a ciò che l'altra persona sta facendo e dicendo, e saprà cogliere anche i messaggi nascosti che vengono inviati.


Molti ospedali americani hanno inserito nei loro programmi la Mindfulness, termine che possiamo tradurre con consapevolezza. Di che cosa si tratta?

È una tecnica meditativa utilizzata nella cura di diversi disturbi legati allo stress, ma viene utilizzata anche nelle malattie gravi, come i tumori. La scoperta e le ricerche da parte di molti studiosi di diverse università americane, hanno portato alla conclusione che l’esperienza della meditazione è completamente diversa da quella religiosa, e che i due fenomeni non sono assolutamente comparabili.

Le ricerche scientifiche nel campo, hanno dimostrato infatti che le persone che meditano, di qualsiasi cultura o fede religiosa siano, attivano, tutte indistintamente, particolari circuiti cerebrali che influenzano positivamente l’equilibrio emotivo e il funzionamento di organi importanti, come il cuore. Il primo medico che ha introdotto nella pratica medica la meditazione come sistema di cura in America è stato Jon Kabat-Zinn. Questo medico, biologo molecolare, appassionato anche della cultura orientale, attraverso rigorose osservazioni ha introdotto la meditazione nel lavoro clinico e all’interno degli ospedali, creando le famose Cliniche per la Riduzione dello Stress.

 

Accenniamo ora alle due più importanti tecniche meditative:

LA MEDITAZIONE DI CONCENTRAZIONE (Shamatha)

Il soggetto che medita, focalizza la sua concentrazione su un oggetto interno. Quello più utilizzato è il respiro. Come in tutte le pratiche meditative, è necessario fermare le continue distrazioni della mente, la cosiddetta scimmia ubriaca che salta da un pensiero all’altro.  Per farlo, occorre concentrarsi soltanto sul respiro.

La meditazione di concentrazione viene considerata come introduttiva a forme di meditazione più sottili. È una tecnica meditativa semplice, e per questo a volte viene ingiustamente sottovalutata ma è in grado di portare la mente a raggiungere la calma.  E’ una pratica molto efficace e, soprattutto all’inizio, è indispensabile per addentrarsi nella meditazione. Sedere con dolcezza, focalizzare la mente su un oggetto, concentrarsi sul respiro, e allineare mente e corpo nella calma,  è già di per sé un’esperienza significativa.

Praticando shamatha si compie un lavoro di pulizia mentale. Dopo mille distrazioni si “torna a casa”, la si ripulisce. In seguito, con l’allenamento costante, si potrà passare a lavorare con altre tecniche meditative.

 

LA MEDITAZIONE DI CONSAPEVOLEZZA (Vipassana)

La meditazione di consapevolezza è basata sull’attenzione non discriminante sul corpo, le sensazioni, gli stati e i contenuti mentali. La mente osserva tutto senza giudicare, cioè senza fornire ulteriori occasioni al susseguirsi caotico dei pensieri che ininterrottamente compaiono e scompaiono. I pensieri non vengono repressi con ulteriori pensieri. Semplicemente li si lascia scorrere, e come sono sorti così se ne andranno. Questo è favorito dalla concentrazione sul respiro, aspetto importante anche della meditazione shamatha, in cui però la quiete mentale è l’obiettivo, e una volta che il praticante l’ha raggiunta, dimora in essa. Nella vipassana invece questo stadio è preliminare al lavoro vero e proprio di consapevolezza.

La vipassana è uno strumento molto potente per allargare l’area della consapevolezza. È una pratica impegnativa, che necessita di allenamento, prima di tutto per raggiungere la quiete mentale da cui poi addestrarsi alla consapevolezza. Come in tutti gli “allenamenti”, sono necessari tempo, pazienza, ed esercizio, per ottenere dei risultati. Ma quello che si conquista, non è solo una tecnica antistress, bensì un vero percorso di evoluzione personale.

 

Infine, è importante sottolineare che qualsiasi tecnica meditativa deve essere affrontata da persone in buone condizioni psichiche.

 

 

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gli aminoacidi: i mattoni della vita
Inserito il 31 gennaio 2011 alle 14:19:00 da ssarli. IT - ARTICOLI

 GLI  AMINOACIDI:  I MATTONI DELLA VITA

 

Quando affrontiamo il tema dell’alimentazione o del metabolismo, quando parliamo del grasso viscerale, del soprappeso e dell’obesità incontriamo sempre il termine aminoacidi. Molte persone non sanno cosa sono e magari pensano a qualcosa prodotto da un laboratorio chimico o addirittura ad una medicina.

In realtà tutti i giorni introduciamo con il nostro cibo una certa quantità di aminoacidi. Ma quali sono, dove si nascondono?

Con gli alimenti noi assumiamo proteine ( che sono presenti nella carne, nel pesce, nelle uova e nei formaggi, ma in parte anche nei cereali e nei legumi), carboidrati (che sono presenti nella pasta, nel riso e in tutti i cereali, nelle verdure, negli ortaggi, nella frutta, etc), grassi (che sono presenti nell’olio, nel burro, nello strutto, ma anche in una certa percentuale nella carne, nel pesce, nelle uova, nel latte, nei formaggi), sali minerali e vitamine. Una volta che il cibo è stato digerito dal nostro organismo, le proteine, i carboidrati e i grassi vengono scissi nei loro costituenti di base. Tra questi vi sono gli aminoacidi, ossia i “mattoni” che  assemblati insieme formano le varie proteine. Gli aminoacidi sono piccole molecole formate da carbonio, idrogeno, ossigeno e azoto. Le varie combinazioni di questi costituenti compongono diversi tipi di aminoacidi, di cui quelli assolutamente necessari sono venti. Il nostro organismo però riesce a costruirne soltanto dodici, mentre gli altri otto deve assolutamente assumerli dall’esterno con il cibo. Per questo vengono chiamati essenziali. Ogni aminoacido ha un nome, come il triptofano, la leucina, l’arginina etc.. Alcuni hanno nomi piuttosto curiosi, come la citrullina.

Le proteine, per esempio una fettina di petto di pollo, una volta digerite vengono  smontate nei singoli aminoacidi i quali vengono poi messi a disposizione dell’organismo. Insomma quando mangiamo il muscolo del pollo, utilizziamo gli aminoacidi di cui sono fatte le sue proteine e con questi costruiamo non solo i nostri muscoli, ma tutto ciò del nostro corpo che è fatto di proteine, come la pelle, le ossa, gli anticorpi, gli enzimi, le membrane cellulari, etc.. Basti pensare che tutte le strutture del nostro organismo hanno bisogno di aminoacidi per essere costruite e riparate.

Spesso l’alimentazione presenta carenze di alcuni aminoacidi, come per esempio il triptofano, che è estremamente importante per non andare incontro a problemi di insonnia e ad alterazioni dell’umore che possono arrivare fino alla depressione. Una adeguata quantità di triptofano è anche utile a prevenire le patologie degenerative, quali il morbo di Parkinson.  Come pure potrebbero essere prevenute alcune patologie cardiovascolari, con una presenza sufficiente di cisteina nell’alimentazione.

Quindi per un’alimentazione corretta ed equilibrata non bisogna preoccuparsi solo di quante calorie assumiamo, ma anche di cosa mangiamo, e cioè della composizione del cibo e del migliore rapporto tra proteine, carboidrati e grassi.

 

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La Scuola Medica Salernitana
Inserito il 29 dicembre 2009 alle 15:23:00 da csc. IT - ARTICOLI

 

Salerno sorge sul mare ed è contornata da montagne. La sua particolare posizione geografica le conferisce un clima ideale. E’ una città che ha origini antichissime, che si perdono nel mito. Deve il suo sviluppo a una “mescolanza” di contributi, apportati dai diversi popoli del Mediterraneo, e dai popoli nordici come i Longobardi e i Normanni che sono stati protagonisti della sua storia nel periodo del massimo splendore. Già durante l’Impero Romano, Salerno era una città nota come luogo ideale per il riposo e le cure. Negli archivi e nelle biblioteche di tutta l’Europa si trova una considerevole documentazione che parla della Scuola Medica Salernitana. La Scuola Medica Salernitana, strutturata come una vera e propria Università, ha avuto il massimo sviluppo e riconoscimento in tutto il mondo occidentale tra il X e il XIII secolo. Molti considerano la Scuola Salernitana la prima vera Università del mondo occidentale. Non vi si insegnava soltanto la medicina, ma anche il diritto, la logica, la filosofia, la teologia, la botanica. Perfino durante il regno di Federico II, che aveva fondato l’Università di Napoli, i medici dovevano ricevere il diploma di laurea presso la Schola Salernitana, affinchè i loro studi fossero ufficialmente validi. La Scuola Salernitana del resto, ha creato le basi della medicina scientifica, recuperando sia le conoscenze ippocratiche che il pensiero di Aristotele, ambedue espressioni della cultura greco-latina. Il grande merito dei medici salernitani, è stato quello di sviluppare l’osservazione dei fenomeni clinici e la pratica alimentata giorno dopo giorno dall’esperienza, senza tuttavia trascurare l’impegno dello studio teorico. I concetti presenti nella medicina moderna, per esempio quelli di diagnosi, di prognosi, e in particolare di prevenzione, sono stati sviluppati a Salerno. Ed erano tutti concetti assolutamente nuovi per i tempi. I medici salernitani hanno anche prestato grande attenzione allo stile di vita, alla psicologia, all’alimentazione, e pure in questi campi hanno preceduto di secoli lo sviluppo della medicina moderna. Perfino l’uso attento e sperimentale dei farmaci, supportato da una grande conoscenza della botanica e delle piante medicinali, che è un aspetto molto importante della medicina, è iniziato a Salerno. E proprio a Salerno è stato istituito il primo Orto Botanico dell’Occidente. Secreta Salernitana È uno dei tanti nomi con cui vengono designati i libri dei medicinali risalenti alla scuola di Salerno. Il Codice Egerton 747 della British Library, uno degli esemplari più antichi trascritti dall’originale manoscritto latino, contiene i Secreta Salernitani, ossia un testo illustrato e scritto nei primi decenni del XIV secolo, in area salernitana. Un altro campo di studio assolutamente innovativo della Schola riguarda la ginecologia e l’ostetricia, che sono state sottratte alla sfera della superstizione e rese discipline mediche. E ancora dobbiamo ricordare le grandi innovazioni della chirurgia, dell’oculistica, della traumatologia, che proprio a Salerno hanno sviluppato le loro basi. Le Origini Il mito delle origini Il problema delle origini della Scuola è stato affrontato da molti studiosi, che hanno avanzato diverse ipotesi. La presenza di una attività didattica, di studio e di cura, sicuramente è presente già dal X secolo, anche se poi sarà nei due o tre secoli seguenti che si avrà la massima organizzazione, e il riconosciuto prestigio in tutto il mondo. Però esistono notizie di medici illustri già dal IX secolo. In varie cronache si trovano riferimenti a medici salernitani. Un ignoto cronista di Minori, al tempo del prefetto Pulchari (874-883), racconta la storia della giovane sposa Teodenanda che gravemente malata, viene condotta dai familiari a Salerno dall’archiatra Gerolamo, il quale dopo aver consultato i testi medici di una ben fornita biblioteca (librorum immensa volumina) è costretto a deludere le speranze in lui riposte perché non è in grado di curare la ragazza, che viene quindi ricondotta a Minori dove sarà poi miracolata da S.Trofimena, la protettrice del paese. Molto probabilmente la Scuola non è stata mai fondata e quindi non esiste un preciso anno di nascita. Esiste però una tradizione terapeutica della città, considerata da sempre come luogo favorevole alle cure, che si è mantenuta viva attraverso l’azione e lo studio di medici attorno ai quali si sono formati gruppi di studenti che hanno permesso una continuità di studio e di approfondimento della medicina. Lo studioso Ebner in seguito alle recenti scoperte archeologiche fatte a Velia ha ipotizzato una relazione e una continuità tra una scuola medica sorta a Velia, dove aveva insegnato anche Parmenide, e lo sviluppo della tradizione medica salernitana prima, e poi di una vera e propria scuola di Salerno. Velia, una località che si trova nel Cilento, più a sud di Salerno, fu colonizzata nel 540 a.C. da Joni di Focea, esuli di Alalia. Negli scavi degli ultimi anni sono emerse alcune epigrafi che ricordano altrettanti medici di Velia, conosciuti come capiscuola. Inoltre su alcune monete di Velia del IV e III secolo A.C. si nota la presenza del serpente, simbolo di Asklepio. Tutti questi elementi hanno indotto Ebner a stabilire l’esistenza a Velia di un collegio medico, o meglio di “un collegio di maestri, libera ed autonoma associazione di dotti”, della quale sicuramente facevano parte anche alcune donne. Secondo Ebner esistevano gruppi di medici organizzati in Eteria (termine che significa lega o consorteria, derivante da hetairoi che significa compagni). È stata anche scoperta una statua di Asklepios, dal viso dolcissimo, perché lo scultore volle accentuare in essa i tratti della profonda umanità del dio. Inoltre sono stati trovati frammenti di un altare e di un pozzo, caratteristici dei santuari del dio della medicina, che giustificano la presenza dell’attiguo sotteraneo per il culto infero del dio, dove è stata trovata una stele dedicata a Parmenide. Per la prima volta dunque, attraverso questi frammenti che lo ricordano come fisico, ma anche come fisiologo e perciò medico, si ha una testimonianza concreta della presenza del grande filosofo eleatico. Infatti in un’iscrizione ritrovata in questi frammenti c’è un preciso richiamo all’Ouliades. E cioè il chiaro riferimento ad Apollo Oulios ( medico) soprattutto dell’anima, perché i mali fisici dell’essere umano Apollo li alleviava attraverso Asklepios, che il mito volle suo figlio, il quale ispirava famosi precetti di arte salutare. Velia insomma era un centro culturale, ma era anche un punto obbligato di passaggio per chi si recava al sud e specialmente in Sicilia. Vi dimorò spesso Cicerone, ma anche Bruto con la moglie Porzia. Vi si recò inoltre Orazio, per consiglio di Antonio Mura, il celebre medico che aveva guarito Augusto. Dopo la caduta dell’Impero Romano, le incursioni barbariche indussero gli ultimi medici di Velia a trasferirsi in città più grandi e sicure, e tra queste Salerno era sicuramente la più vicina e famosa. Probabilmente già all’epoca operavano a Salerno gruppi di medici di tradizione latina, e si può ipotizzare che l’arrivo di medici provenienti da Velia sia stato determinante, al fine di orientare l’organizzazione della Scuola sui modelli eleatici. È affascinante ipotizzare una certa continuità tra una Scuola di Medicina di Velia, e la crescita e l’evoluzione della Scuola Medica Salernitana. Sicuramente Salerno con la presenza del porto e della sua attività commerciale, e anche per la vicinanza di Amalfi, è stata soggetta a molti influssi culturali. Ma bisogna ricordare che la città già all’epoca dell’arrivo dei coloni romani, aveva assunto un ruolo importante nel territorio. Da allora Salerno è stata sempre legata alle sorti di Roma, a cui è rimasta fedele fino all’ultimo. Questa continuità di atteggiamento, riconosciuta e apprezzata dai Romani, ha permesso un notevole sviluppo della città, nel segno della cultura latina. Ma particolarmente nel campo medico, a Salerno, è stato determinante anche l’influsso greco, sia indirettamente tramite Roma, direttamente tramite Velia e Paestum, per aggregare quella parte di conoscenze terapeutiche che sono proprie della tradizione greco-latina.

 

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Salerno una leggenda delle origini

Si racconta che un pellegrino greco, di nome Pontus, si fermò nella città di Salerno e trovò rifugio per la notte sotto gli archi dell’antico acquedotto dell’Arce. Scoppiò un temporale ed un altro viandante malandato, un latino di nome Salernus, si riparò nello stesso luogo. Costui era ferito ed il greco, dapprima sospettoso, si avvicinò per osservare da vicino le medicazioni che il latino praticava alla sua ferita. Nel frattempo erano giunti altri due viandanti, l’ebreo Helinus e l’arabo Abdela. Anche essi si dimostrarono interessati alla ferita. Alla fine scoprirono che tutti e quattro si occupavano di medicina. Decisero allora di creare un sodalizio e di dare vita ad una Scuola dove le loro conoscenze potessero essere raccolte e divulgate. La leggenda delle origini, ci ricorda il contributo importante degli ebrei presenti a Salerno, e il contributo ancora più importante degli arabi, basti pensare alla figura straordinaria di Costantino l’Africano. Quindi sicuramente la Scuola, intesa come centro di studio, di ricerca e di cura, si è sviluppata lentamente attraverso il contributo di singoli medici, e attraverso l’incontro delle conoscenze greco-latine, e anche arabe ed ebraiche. Infatti civiltà diverse, portatrici di elementi culturali specifici ed autonomi, hanno potuto stabilire relazioni tra loro, grazie al ruolo decisivo del Mediterraneo. La cultura greca, di cui Ippocrate è stato il massimo rappresentante, ha posto le basi della medicina sperimentale e scientifica, tramandata al Medioevo proprio dalla Scuola Medica Salernitana. Si trattava di una medicina che si contrapponeva, ma nello stesso tempo si integrava, ad altre forme di medicina, per esempio quella magica, oppure quella religiosa e templare che si identificava al culto di Apollo Sanatore e di Asclepio suo figlio ( le due divinità che presiedevano alla salute e alla lotta contro le malattie), praticate da gran tempo nell’antichità, entro e fuori della Grecia, Le cognizioni mediche di Ippocrate, nato a Coo nel 460 a.C., sono state rivoluzionarie. Il suo ricettario era ampio ed efficace. Comprendeva purganti, quali il ricino e l’elleboro. Diuretici, come il prezzemolo ed il sedano. Astringenti, come la corteccia di quercia. Emetici (sostanze che provocano il vomito), quale l’isoppo. Narcotici, quali la belladonna e l’oppio.

http://www.occhioviterbese.it/occhioviterbese/images/stories/tommy/Hippocrates.jpgIppocrate

Tutto il sapere medico della Scuola Ippocratica, farmacopea compresa, non è stata altro che l’organizzazione scientifica di conoscenze, acquisite da millenni in Africa settentrionale ed in Asia. Il merito della tradizione di Coo è stato quello di sistematizzare un patrimonio di conoscenze e di pratiche terapeutiche che anche in altri luoghi della stessa Grecia aveva trovato sviluppo, in epoche precedenti. I medici di Coo hanno portato la medicina al di fuori dell’area sacerdotale e ieraticamente misteriosa, che aveva caratterizzato la setta medica egizia e gran parte di quella greca, ed hanno messo il loro sapere e le loro tecniche a disposizione di tutti, senza distinzione di censo e di ceto sociale. Sono stati i veri fondatori del metodo scientifico, sgombrando il campo da ogni fattore soprannaturale. Persino le malattie per l’epoca più misteriose sono state da loro studiate con metodo obiettivo. Nel Trattato intorno al male sacro (epilessia) di Ippocrate si legge: ” Mi sembra che il male sacro non sia più divino di qualsiasi altra malattia. Ha una causa naturale come l’hanno le altre malattie. Gli uomini lo credono divino solo perché non lo capiscono. Ma se chiamassero divino tutto ciò che non capiscono, allora non ci sarebbe limite alle cose divine. “. L’altro grande faro greco della storia della medicina è stato Galeno, che ha elaborato la medicina come sintesi tra arte e scienza, e come complessa articolazione disciplinare (anatomia, fisiologia, neurologia, etc.). Tutti gli studi, sia classici che recenti, da Oskar Kristeller a Massimo Oldoni, hanno evidenziato, oltre all’influenza della cultura greco-latina, l’apporto e l’ influsso essenziale della cultura araba e di quella ebraica, nella formazione della Scuola Medica Salernitana, Tra l’Ottocento e il Mille il mondo arabo è giunto al suo massimo splendore, come civiltà e cultura. In particolare, quattro sono i campi in cui la civiltà araba ha avuto grande importanza e ha esercitato un influsso decisivo sulla civiltà occidentale: la letteratura, la musica, la filosofia, la scienza. Gli arabi hanno contribuito in maniera determinante allo sviluppo della scienza moderna. Senza di loro non avremmo avuto né la medicina moderna, né l’acquisizione delle cifre e del calcolo numerico, né la geografica che essi, grandi esploratori del mondo, hanno avuto modo di sperimentare e mettere a punto nei loro avventurosi viaggi. Bisogna ricordare che in Occidente la maggior parte dei classici, sia latini che greci, erano andati perduti, e che la cultura araba ha avuto il merito di preservarli, permettendoci in seguito riscoprire, compreso lo stesso Aristotele. Nell’XI secolo poi Alfano e Costantino l’Africano, da veri mediatori culturali, hanno contribuito con le loro opere ad allargare l’orizzonte culturale dei medici salernitani. Infatti, come è ben documentato, Alfano ha fatto conoscere la medicina greca classica, e Costantino la scienza araba. Entrambe costituiranno fino al settecento punti di riferimento essenziali. Si è anche molto discusso dell’origine laica, o conventuale, o vescovile della Scuola. Ormai la maggior parte degli studiosi abbraccia la tesi di un’origine laica della Scuola. A far propendere verso questa ipotesi è la documentazione acquisita che testimonia la cultura di cui la Scuola era intrisa, e la formazione che impartiva. È evidente che il contesto religioso, specialmente nei secoli XI e XII, non poteva prescindere dalla presenza e dallo sviluppo di una istituzione come quella della Scuola. La creazione dei primi ospizi, degli ospedali, il ruolo di alcuni vescovi, medici essi stessi, il prestigio della cattedrale dove venivano consegnate le lauree ai neo-dottori, erano tutti occasioni di legami con le istituzioni ecclesiastiche, anche se non c’era un rapporto organico con le stesse. Nel 820 d.C. l’arciprete Adelmo aveva organizzato a Salerno, nei pressi del cenobio di San Benedetto un’infermeria che, in seguito fu aggregata al medesimo convento. Nell’865 il principe longobardo Gualferio edificò nei pressi del palazzo una chiesa intitolata a S.Massimo, cui fu annesso un “hospitium” per vedove e orfani, affidato alle cure dei Benedettini, forse il primo conosciuto a Salerno. Almeno a partire dal IX secolo Salerno vantava libere associazioni di maestri e di studenti per l’apprendimento teorico-pratico della medicina. All’inizio la Scuola ha una impostazione essenzialmente pratica, che soltanto successivamente diventa più elevata sul piano dottrinario. E’ significativa al riguardo quanto tramandato circa un episodio verificatosi nel X secolo in Francia. Si narra di un medico salernitano che pur non facendo bella figura, sul piano dell’erudizione, nei confronti di un tale Deroldo, medico francese molto dotto, viene però accreditato di una maggiore intelligenza, e soprattutto di una maggiore concretezza. Questo conferma che da una fase essenzialmente pratica, (comunque derivata dai dettami ippocratici-galenici), solo molto gradualmente la Scuola passò anche all’ insegnamento teorico, che tuttavia acquistò nel corso del tempo altissimo rilievo. Anche le donne, fatto veramente rivoluzionario per i tempi, venivano ammesse agli studi e alla pratica medica, e partecipavano a pieno titolo alla Schola. Una scuola di medicina non laica avrebbe mai potuto ammettere e incoraggiare la partecipazione delle donne? Una delle donne più famose della Scuola Medica Salernitana è stata Trotula De Ruggiero. Vissuta nella metà del’XI secolo, Trotula de Ruggiero, appartenente alla nobile famiglia De Ruggiero, figlia di medico, moglie di medico e anche madre di medico, ha scritto importanti trattati, arrivati fino a noi e ha insegnato nella Scuola. Molto esperta in campo ginecologico ha scritto “De Mulierum passionibus in, ante e post partum”. Suo marito Giovanni Plateario fu, a sua volta, il capostipite di una lunga generazione di medici. Diversi sono i racconti e le leggende in cui Salerno è protagonista di episodi legati alla malattia e alla medicina. La prima storia racconta di Sibilla, figlia del conte di Coversano, di cui conosciamo solo la data della morte, il 1103. Sibilla era sposata con Roberto, duca di Normandia, crociato in Terrasanta dove viene colpito da una freccia avvelenata al braccio destro. È la cangrena; l’ultima speranza la Scuola di Salerno, dove il duca approda con la moglie. I medici scuotono la testa: il veleno deve essere succhiato da qualcuno disposto ad affrontare la morte. Sibilla si offre, il marito rifiuta, ma quando si addormenta, la sua donna succhia il veleno e muore. Meno noto è l’episodio di Elsie, l’eroina del “Povero Enrico”. Si tratta una romanza cantata da un trovatore del XIII secolo. Questa è la storia: Enrico, erede al trono di Germania, è un giovane principe di nordica bellezza, oltremodo caritatevole e magnanimo, che venne sventuratamente contagiato dalla lebbra. Quel viso tanto leggiadro si trasfigurò orribilmente, trasformandosi in modo ripugnante, tanto che i sudditi che lo amavano fino alla venerazione, lo chiamarono da allora “il povero Enrico”. Inutili risultarono le cure dei medici e le magie dei negromanti. La situazione peggiorava ogni giorno di più, e ormai la disperazione più profonda aveva invaso parenti e cortigiani che piangevano in dolorosa prostrazione. Ma un giorno, all’alba ecco che il diavolo compare al giovane principe, è travestito da medico errante e, con voce melliflua, così sussurra al povero Enrico: “ Mio caro e disgraziato giovane principe, perché vuoi morire orribilmente martoriato da un male così schifoso? Tu puoi guarire! Basta soltanto che venga fatto quello che hanno prescritto per te i grandi Maestri della famosa Scuola di Salerno, e cioè : “ Potrai riacquistare le tue belle sembianze, lavando le tue piaghe col sangue di una giovane vergine. Questa però però deve sottoporsi al tremendo sacrificio non per obbedire agli ordini del re tuo padre, ma per il grande amore che nutre per te.”. Questa la notizia si diffonde per tutte le contrade, e nel reame rinasce la speranza. Ed ecco che Elsie, leggiadra ed unica figlia del più ricco vassallo del regno, innamorata segretamente di Enrico si presenta davanti a lui, offrendosi spontaneamente al grande olocausto, col sorriso sulle labbra ed una profonda gioia nel cuore. Ma il principe rifiuta decisamente l’offerta sublime della vergine e decide di andare a Salerno per appurare se è vero che quei medici abbiano prescritto una terapia tanto crudele. La leggiadra Elsie però riesce ad ottenere da suo padre, con pianti e digiuni, il permesso di unirsi alla carovana per essere accanto al suo amato principe. Dopo giorni e giorni di estenuante cammino, finalmente la lunga carovana entra, nella sospirata Salerno, fermandosi all’attuale largo Antica Corte, proprio mentre in quella chiesa di San Pietro un giovane stava conseguendo la laurea Magister artium et Phisices. Così viene descritta la solenne funzione dalle cronache dell’epoca: “ Allora viene la disputa per gradi con tutti i più vecchi ed abili critici. La pubblica tesi e la spiegazione di un passo di Ippocrate o degli Analitici di Aristotile. Indi trionfante Maestro sta! Un libro è solennemente posto nelle sue mani, sul quale egli giura di seguire la regola e le antiche forme della buona vecchia scuola: di riferire se qualche speziale mescola le sue droghe con materie estranee. E di visitare i suoi malati due volte al giorno ed una volta nella notte, se vivono in città, e se sono poveri di non prendere paga. Avendo sinceremante promesso queste cose, la sua testa è coronata con una corona di lauro. Un bacio sulla sua guancia, un anello alla sua mano il Magister artium et Phidices va via dalla scuola come un signore del paese”. I pellegrini che accompagnavano il Principe rimasero esterrefatti davanti allo spettacolo che si offrì loro, all’uscita dalla chiesa del giovane neo dottore: lancio di fiori di campo, di profumate rose rosse, grida di gioia, ovazioni, abbracci da parte di amici e parenti, che sfociarono in una chiassosa ed allegra festa. Intanto il principe Enrico, prima di presentarsi davanti ai maestri della Scuola, vuole recarsi al Duomo per rendere omaggio, in profonda devozione, all’apostolo Matteo, ivi sepolto. Giunti al sepolcro del Santo, i pellegrini, oranti in lacrimosa nenia, si buttano a terra, gridando commoventi parole, in una straziante supplica. Ed ecco il miracolo! Improvvisamente, Enrico, spinto da una forza arcana, si alza in piedi, solleva le braccia al cielo, gira tutt’intorno gli occhi che cominciano a splendere di una nuova luce, e si mette a parlare nella sua lingua con voce chiara ed allegra. Pone domande, dà risposte, misteriosamente dialogando con qualcuno che egli soltanto vede ed ascolta. Quando Enrico si volta verso la turba orante, appare più bello di prima, libero da ogni segno di quel terribile male che lo aveva terribilmente deturpato per tanti mesi. E’ un vero delirio di gioia per tutti i pellegrini. Tutta la città partecipa al grande evento miracoloso e quelli si trasformano in giorni di feste e di solenni funzioni religiose. Il principe Enrico elargisce immensi doni alla Chiesa ed alla cittadinanza. E per finire, su quello stesso altare sul quale si è verificato il miracolo, la vergine Elsie viene unita in matrimonio all’amato principe. L’opera più famosa e conosciuta della Scuola Medica Salernitana, che ha avuto una diffusione in tutto il mondo occidentale per secolie che ancora oggi viene continuamente ristampata è il Regimen Sanitatis Salernitanum, conosciuto anche come il Flos Medicinae Salerni. È un poema didascalico che offre i rimedi giusti per ogni sofferenza, dettandoci le buone norme per vivere sani. Norme che demoliscono quel fanatico misticismo medioevale che imponeva la privazione della carne, la mortificazione dello spirito, l’astinenza dal piacere e induceva ad avere un sacro orrore tutto ciò che poteva rendere più dolce e dilettevole la vita. Il Regimen Sanitas Salernitanum conduce chi lo consulta alla comprensione che valersi, con giusta moderazione, dei beni terreni che la natura ha elargito è in armonia con le sue leggi. La scuola cessò la sua attività in seguito ad un decreto sul riordinamento della pubblica istruzione, datato 29 novembre 1811, emanato da Gioacchino Murat. Paul Oskar Kristeller, ritenuto da molti il massimo studioso della Scuola, in un suo saggio del 1956 scrive: “La scuola di Salerno è stata a giusto titolo famosa come la prima e la più importante Università dell’Europa Medioevale, come primo e più importante fra tutti i luoghi della medicina”. Il 18 ottobre 2005, il Ministro dell’Istruzione, il Presidente della Regione, il Presidente della Provincia, il Sindaco di Salerno e il Rettore dell’Università di Salerno, hanno firmato il Protocollo d’Intesa per l’istituzione della facoltà di medicina nell’Università di Salerno.

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05 febbraio 2011